Cronaca Sardegna

La vittima è ancora una donna. L’ennesima follia di uno squilibrato che la riduce in fin di vita. Ma lo Stato è suo complice

Non si tratta in questo caso di assenteismo da parte dello Stato, come in altre occasioni, ma di complicità. Di complicità con il folle.

È il caso accaduto a Sassari sabato 11 giugno 2016, dove una giovane donna di 32 anni è stata aggredita e malmenata dal suo compagno 19enne, Simone Niort. Ora la donna versa in gravissime condizioni all’ospedale “Santissima Annunziata di Sassari”, nel reparto di Medicina d’urgenza. Tutto era iniziato in strada durante il pomeriggio, quando, a seguito di un’accesa lite, il ragazzo le aveva sferrato un pugno. L’azione del 19enne aveva richiamato l’attenzione di qualcuno e quando un passante era intervenuto per difendere la ragazza, si era visto puntare contro dal ragazzo un coltello. Avvertito il 112, sul posto sono intervenuti i carabinieri che lo hanno bloccato mentre, a torso nudo e in costume da bagno, stava dando ancora in escandescenze. Le testimonianze raccolte sul giovane, però, che lo hanno raffigurato in possesso di un coltello e in atteggiamenti minacciosi nei confronti della persona che si era provata a sedare la lite, non sono state sufficienti affinché venissero presi provvedimenti disciplinari più gravi che quelli di denunciare a piede libero il folle.

Anziché provvedere all’applicazione dell’articolo “699, co. 2, del Codice Penale“, che prevede l’arresto da diciotto mesi a tre anni a chiunque porti un’arma fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa […], e in quel caso il coltello aveva assunto la funzione di arma vera e propria, e quindi porre il soggetto in stato di fermo, o quantomeno allontanarlo per un certo periodo dalla donna, gli hanno concesso di tornare da lei e quindi di massacrarla a suon di sprangate.

E questa non è complicità?… Era evidente lo stato di salute mentale in cui stava versando il ragazzo in quel momento. Se si trovava in possesso di un coltello al di fuori della propria abitazione, quali potevano essere le sue intenzioni? E un soggetto in quello stato di fragilità così elevato lo Stato lo lascia libero?

Ecco come doveva finire una simile vicenda: una giovane 32enne a lottare tra la vita e la morte e un 19enne,  assalito da un raptus di follia, forse legato alla gelosia, che da lunedì si trova nel carcere di Bancali con l’accusa di tentato omicidio.

Se lo Stato avesse adottato anticipatamente misure di sicurezza più adeguate, o quanto meno avrebbe provato a farlo, certamente la situazione sarebbe oggi migliore per entrambi i protagonisti della vicenda.

Roberto Fiordi

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