Cronaca

Quando il demonio prende il sopravvento nelle coscienze.

Ma che cosa sta succedendo nelle persone? È davvero rammaricante dover pensare che in nessun luogo i più deboli o i più indifesi possono sfuggire alla violenza. Alla crudeltà del maligno. Alla morte. Più nulla è oggi sicuro. 

Dopo quello che possiamo cogliere dai mass-media su quanto accade anche nei luoghi d’assistenza come ospedali, case di cura per anziani, asili, eccetera, ci domandiamo che valore abbia la nostra vita per gli altri. Purtroppo ciascuno di noi si trova nella condizione di non potere fare a meno di certe strutture, specie degli ospedali. Ma le notizie che ci giungono non sono rasserenanti per nessuno. Non siamo in grado di sapere in quali mani noi, o i nostri cari, possiamo finire. Stessa sorte, o quasi, vale per gli asili, dopo tutto quanto è stato documentato con filmati che hanno fatto il giro del mondo d’insegnanti nell’atto di esercitare violenza libera sui fanciulli. Non cambia la storia neppure nelle case di ricovero per anziani, dove le povere vittime vengono anche qui maltrattate, malmenate, come accade per i disabili, vittime del solito trattamento. Sembra che il maligno abbia piantato le proprie radici anche in questi luoghi che dovrebbero essere d’amore, di tolleranza. Non si esclude che pure ieri accadessero cose di questo tipo, ma che ieri erano altri tempi, le persone conoscevano meno i propri diritti, c’erano più paure nei riguardi delle istituzione e quindi tacessero. Inoltre non si faceva uso, o non erano a disposizione, mezzi per riprese video per cogliere sul fatto certe barbarie. Ci consola il fatto che, fortunatamente, sono cose che non accadono in tutti gli asili, in tutte le case di cura e in tutti gli ospedali anche se sono sempre molti i  luoghi in cui viene esercitata violenza nei confronti di coloro che sono ospitati. 

Tuttavia, la cronaca ci porta proprio adesso a un caso accaduto all’ospedale di Saronno, nel varesotto, dove due amanti diabolici, lui medico e lei infermiera, sono stati arrestati con l’accusa di omicidio per morti sospette.

Si tratta di Leonardo Cazzaniga, medico anestesista di 60 anni, e di Laura Taroni, infermiera 40enne dello stesso reparto. Sul medico pende l’accusa di omicidio di 4 pazienti anziani deceduti fra febbraio 2012 e aprile 2013 in ospedale e quello del marito dell’infermiera – sua amante – e complice di questo delitto, avvenuto a fine giugno 2013. In entrambi pende l’accusa di omicidio volontario. Inoltre è salito vertiginosamente il sospetto sul numero delle morti in corsia nei confronti del medico.

 «Faccio l’angelo della morte», sono le parole con cui il medico in un certo senso si vantava apertamente in corsia. È quanto hanno rivelato infermieri sentiti dagli investigatori sul caso. L’indagine è partita a seguito della denuncia di un’infermiera, e sono state coordinate dalla Procura di Busto Arsizio e portate avanti in collaborazione con il Nucleo tributario della Guardia di finanza di Varese. Sono state eseguite perquisizioni nei domiciliari dei due arrestati, negli ospedali di Angera, Busto Arsizio e Saronno. Nei confronti del direttore sanitario e del direttore del Pronto soccorso del nosocomio di piazzale Borella e di altri due medici in servizio nello stesso reparto, sono stati ipotizzati reati di omissione di denuncia e di falso ideologico in atto pubblico. 

Le rivelazioni di uno degli infermieri sentiti dagli investigatori, sono state essenziali alle indagini. «Ho sentito parlare (…) del “protocollo Cazzaniga“» avrebbe detto questi, «direttamente da lui nella misura in cui mi è capitato di sentirlo esclamare frasi tipo: a questo paziente applico il “mio protocollo“». Quale protocollo? Di che cosa si tratta? Il Protocollo Cazzaniga era il veicolo che conduceva i pazienti alla morte; ovvero il nomignolo che veniva attribuito al “cocktail di farmaci” letali che l’anestesista preparava e somministrava al paziente di turno. Rivelazioni queste dell’infermiere ascoltato, che trovano conferma da parte degli inquirenti anche nelle dichiarazioni di altri due infermieri che affermano che non si tratta di un protocollo aziendale, bensì nella somministrazione di sedativi e anestetici, singolarmente o in associazione tra loro, decisa da Cazzaniga per provocare la morte dei pazienti con una bassa aspettativa di vita.

Tuttavia lo sconcerto della storia va assai oltre a quanto fino adesso raccontato, perché dietro la figura del medico e dell’infermiera killer c’è molto di più. C’è la scelleratezza di due menti assassine. L’infamia delle loro menti. Menti malate, al punto che il medico, secondo alcune testimonianze dei collaboratori dello stesso, di fronte ai suoi pazienti si vantava dicendo: «Io sono dio». E se dunque sono agghiaccianti le rivelazioni rilasciate dagli infermieri sulla questione “Protocollo Cazzaniga”, ancor più scioccanti sono le intercettazioni fra i due killer. In una di queste lei chiede a lui: «Se vuoi uccido anche i bambini». Forse in questo caso sul medico un velo di compassione è calato. «No, i bambini no», avrebbe risposto.

Ma possiamo andare ancora oltre, in quanto un’altra intercettazione rivela un terrificante dialogo della donna con il figlio 11enne: «Poi facciamo fuori anche la nonna» avrebbe detto lei e il piccolo: «Non sai quanto le nostre menti omicide messe insieme siano così geniali». Parole di un bambino di soli 11 anni che non possono che mettere i brividi addosso. E ancora la madre: «Tua nonna non è possibile. A tua nonna e a tua zia non è semplice. A meno che non gli fai tagliare i fili dei freni a tua zia. Gli tiri l’olio dei freni. Poi c’è tua zia Gabriella…», prosegue la donna. «Non sei abbastanza grande per poter… Non sei abbastanza grande!». Il dialogo fra madre e figlio nell’intercettazione raccolte dalla procura di Busto Arsizio prosegue. «E poi cosa avresti fatto?», chiede la madre al figlio. «Le avresti fatte sparire così? Non è così semplice, sono grosse. L’umido da noi passa solo una volta a settimana. Non abbiamo più neanche i maiali. Ma l’omicidio deve essere una cosa per cui non ti scoprono, se ti scoprono e vai in galera perdi anche la casa. L’omicidio perfetto è l’omicidio farmacologico…».

Ed è proprio attraverso questo genere d’omicidio che lei ha fatto morire suo marito, Massimo Guerra, morto all’età di 46 anni, il 30 giugno del 2013. Massimo Guerra è stato trovato morto disteso sul divano del salone e se ne è andato in piena salute ma convinto di avere il diabete e problemi cardiaci. Malattie inventate dalla moglie infermiera e dal suo complice medico che gli firmava i falsi referti degli esami e i risultati delle analisi del sangue. Più volte era stato ricoverato, ma i medici non avevano mai trovato la causa di quel malessere che gli faceva mancare la forza nelle gambe e lo faceva addormentare alla guida del furgone. Pare che ad ucciderlo siano state le dosi d’insulina che la moglie gli aumentava di giorno in giorno. Tutto ha avuto inizio nel 2011 con la somministrazione di antidepressivi al marito, a sua insaputa, per fare in modo che gli calasse la libido. Sarà un’amica a svelare ciò che l’infermiera le aveva raccontato su questo conto: «Ma tanto non succede niente», erano state le parole dell’infermiera all’amica, «mio marito sta bene e poi i bambini non mangiano quello che mangia lui».

Laura Taroni viveva insieme ai figli e all’amante in una villetta accanto a quella della famiglia del marito morto, all’interno di una azienda agricola. I parenti del povero Massimo Guerra in poco tempo hanno subito due gravi lutti: la sua morte e quella dell’anziana madre di lui. Alla luce di tutto questo, gli inquirenti stanno indagando anche sul decesso di altri parenti della donna.

Non rimane che chiedersi due cose: dietro a certi omicidi che cosa c’è? Che cosa fa scattare la molla omicida nelle malvagie menti di certe persone? Qual è il vero scopo? Probabilmente certi tipi di omicidi hanno un denominatore comune. E un’altra cosa molto importante è anche chiedersi quale sarà il futuro dei figli dell’infermiera? Un bambino di 11 anni che già fa ragionamenti di quel tipo potrà un domani cambiare? Potrà essere in grado di mettersi nella corretta e sana via? Sarà coscienzioso?  

 

 

Roberto Fiordi

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