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Heidegger e Nietzsche, due teorici del Nazismo ?

Heidegger e Nietzsche

Due teorici del Nazismo?

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Confesso che di Heidegger fino all’ intervista di Rudiger Safranski da parte di Stefano Vastano sull’Espresso del 23 aprile, sapevo appena della sua esistenza appresa dai molti articoli e libri sulla sua opera che avevo intravisto senza mai intrattenermi minimamente (un vizio da autodidatti che leggono magari in modo maniacale autori preferiti e trascurano anche autori importanti come nel caso del vecchio rettore di Friburgo).

Ho avuto, in prima battuta qualche difficoltà a decifrare l’intervista, ma un passaggio sul filosofo della Volontà di Potenza che avrebbe a parere di molti ispirato il movimento nazista di Hitler e l’antisemitismo annesso, mi ha attirato l’attenzione.

Confesso inoltre che ho qualche difficoltà a capire cosa voglia dire Safranski quando dice: Da critico del cristianesimo, Nietzsche si trasforma così nell’ultimo esponente di una Modernità sfrenata nell’uso dei mezzi tecnico-razionali.

Su Nietzsche ho letto e sentito di tutti i colori anche dai suoi fans studiosi, timidi e vergognosi, che quando ne parlano spesso si scusano per l’antisemitismo di Nietzsche o per la sua presunta cattiveria darwiniana che sarebbe a loro avviso uno degli effetti della filosofia della Volontà di Potenza e del Super Uomo.

In alcuni articoli raccolti e pubblicati dall’Editore Villaggio Globale, “Appunti e Riflessioni sulle Lezioni degli Antichi Maestri”, diponibile in forma cartacea e a breve anche come Ebook, ho tentato di mettere in evidenza, sulla base degli scritti nicciani, come le cose stiamo ben diversamente. Nietzsche era tutt’altro che un antisemita, e la sua visione ell’Uomo esemplare la rileggeremo dopo che abbiamo

ripassato ampi stralci dell’intervista di Safranski, nel tentativo di capire Heidegger e in particolare che cosa vorrebbe dire Safranski quando afferma che: Distanziarsi da Nietzsche voleva dire per Heidegger prendere le distanze dal nazismo e da una “immagine del mondo” così razzista e crudamente tecnologica.

In breve Safranski addebita a Nietzsche una immagine del mondo razzista e crudamente tecnologica, colpevole della deriva tecnologica e della Caduta degli Idoli o meglio dei valori morali e religiosi su cui si era fondata la Società, in primis con la deriva nazifascita che colpì l’Europa negli anni Trenta con il terribile prezzo della Seconda Guerra Mondiale, pagato dall’Umanità in tutto il mondo.

Rudigen Safranski nell’intervista a Stefano Vastano sull’Espresso del 23 aprile u.s. in risposta a una domanda imbarazzante di Vastano che gli chiede”ma intanto in Germania ci si vergogna di una strada che porta il nome di Heidegger. Come mai? Risponde:

Oggi in Germania c’è una forte propensione a dimenticare le proprie radici culturali. In questo oblio diffuso, il nazismo s’é traformato in un muro-antincendio e se si guarda alla nostra storia non si cerca altro, da Lutero a Heidegger, che di telos che in modo meccanico doveva sfociare nella barbarie del nazismo”.

Discutendo del libro di Heidegger del ’27 “Sein und Zelt” Vastano chiede: Quale sia la seconda ragione del grande impatto del libro: Safranski afferma che

<< Il fatto che l’uomo non è una cosa tra le altre, ma un essere libero di essere, condannato cioè a riflettere su se stesso e a darsi un orientamento. È nelle pagine di Essere e Tempo insomma che nasce l’Esistenzialismo>>.

Vastano incalza Safranski e gli chiede conto del fatto che “Nel ’33 Heidegger entra nel partito nazista, diviene rettore a Friburgo e tiene un discorso che Bennedetto Croce definì “stupido e servile “. Perché subì il fascino del nazismo?“.

Safranski risponde: <<Il pensiero di Essere e Tempo è radicale non solo perchè liquida come vuote e artificiali le questioni della metafisica, ma perchè cerca nel Tempo il senso dell’essere. È il tempo non è un deposito di stabilità, ma una macchina di continua inquietudine e “nientificazione” dei valori>>.

Vastano chiede ancora: Che c’entra il Nulla con il fascino, che Heidegger provò, “per le mani del Fuhrer? Safranski ricostruisce la storia e dice:

<<In quei primi mesi del ’33 il filosofo era rapito dall’entusiasmo per la poltica nazista (ad occhio e croce non era solo e ricorda tanti altri entusiami intellettuali e popolari più recenti). Il nazismo era per lui “la rivoluzione”, Hitler una rivelazione. E nel momento della Decisione, già teorizzato in Essere e Tempo come l’istante in cui occorre rischiare, lui si allinea al regime assumendo la carica di rettore dell’università di Friburgo>>.

Oltre all’anno di rettorato, i “Quaderni neri” hanno rilevato il lato ancora più oscuro di Heidegger: il suo antisemitismo. I pregiudizi razziali erano immanenti al suo pensiero?

<<Non ci sono dubbi sul fatto che Heidegger nutrisse gravi pregiudizi antisemiti. Ma neanche sul fatto che la sua filosofia è un edificio coerente e che regge anche senza le sue allucinanti dichiarazioni antisemite>>.

L’antisemitismo quindi non è la conditio sine qua non del suo pensiero?

<<In Germania, risponde Safranski, oggi si studia poco e male la filosofia e il pensiero critico è stato sostituito da un approccio inquisitorio. Le opere di Heidegger non si studiano per capirne il pensiero, ma cercandone le tracce di nazismo o antisemitismo. Ma Heidegger non è stato un Kapò nei lager di Hitler, ma un antisemita che non ha lasciato che i veleni razziali inquinassero la sua macchina filosofica. La sua opera non è discreditata dai Quaderni Neri, e meno che mai un capolavoro come Essere e Tempo. Detto questo resta il fatto che all’inizio lui è entusiasta del nazismo e ci sono voluti altri due “Eroi” per convincerlo che si era illuso>>.

Si riferisce alle sue interpretazioni delle poesie di Hoderlin e al ciclo di lezioni, dal ’36 al ’40 su Nietzsche?

<<Si, Nietzsche e la sua “volontà di potenza”, vengono utilizzati da Heidegger per ricartografare la sua posizione rispetto alla metafisica e alla seduzione del Potere. Da critico del cristianesimo, Nietzsche si trasforma così nell’ultimo esponente di una Modernità sfrenata nell’uso dei mezzi tecnico-razionali. Distanziarsi da Nietzsche voleva dire per Heidegger prendere le distanze dal nazismo e da una “immagine del mondo” così razzista e crudamente tecnologica>>.

Confesso ancora che per un simpatizzante nicciano come me leggere queste feroci accuse all’indirizzo del Filosofo Tedesco della Volontà di Potenza mi colpisce duramente allo stomaco.

Mi ero giù intrattenuto sulle accuse di antisemitismo da parte di Losurdo sul Corriere della Sera fa quando pubblicai una breve nota sul Quotidiano LE LIBERTA’ di Campobasso che nelle sua brevità riporto integralmente anche perchè sono abbastanza perplesso dalla tiritera che ritorna sull’antisemitismo nicciano:

<<In alcuni ambienti culturali, anche ebraici, persiste un sentimento non molto favorevole a Nietzsche. Solo così potrebbe spiegarsi la seconda “recensione” poco benevola apparsa sul Corriere in pochi mesi sul filosofo tedesco. Dopo la recensione agostana dell’opera di Massimo Fini su Nietzsche apparsa su Sette , abbiamo il trafiletto dell’otto dicembre della terza pagina sul saggio di Losurdo apparso su Belfagor che invita a non nascondere il Nietzsche <<antisemita>>. Operazione che sarebbe stata realizzata da Giorgio Colli e Mazzino Montinari, che nella loro edizione critica di Nietzsche, curata per Adelphi avrebbero cancellato l’oscuro tratto del filosofo dell’uomo superiore e della volontà di potenza, che sembra vengano confuse dal Losurdo con posizioni che <<celebrano la mitologia ariana>>, di cui per il vero non troviamo traccia nell’opera di Nietzsche, e che a proposito dell’antisemitismo ebbe a scrivere brevi e chiare parole che segnaliamo a Losurdo ed al Corriere volentieri:

Massima: non intrattenere rapporti con persone che abbiano parte alla mistificazione razziale. (quanta ipocrisia, quanta voglia di palude ci vuole per andare a risvegliare, nell’attuale confusione europea, le questioni razziali!)” .

In un passo successivo, a proposito del delirio nazista sulla razza, che già il Nietzsche avevo intuito, egli scrive: “I tedeschi, eterni ritardatari, distruggono il grande corso della cultura europea: per esempio Bismarck, Lutero; più di recente, quando Napoleone voleva fare dell’Europa un’associazione di stati (l’unico uomo abbastanza forte per farlo!), hanno rovinato tutto con le “guerre di liberazione”, dando vita alla sventura del delirio

nazionalistico (con la conseguenza delle lotte razziali in paesi come quelli europei, ormai da tanto tempo un misto di razze!).”

Per chiudere a proposito dell’antisemitismo sempre dal volume l’Innocenza del Divenire Frammenti Postumi, Nietzsche ebbe a scrivere chiaramente sul tema che: “Nascondere la propria invidia per l’abilità degli ebrei negli affari sotto formule morali è antisemita, è perfido, è da volgari canaglie”>>.

L’altra accusa riformulata da Safranski all’indirizzo di Nietzsche, forse ancora più grave (antisemita lo era anche la mia nonna Marianna che quando voleva offendere qualcuno gli dava dell’ebreo), tenta forse di interpretare la decadenza internettuale e social del nostro tempo, addebbitandola al solito malvagio Federico. Sostiene Safranski: <<Da critico del cristianesimo, Nietzsche si trasforma così nell’ultimo esponente di una Modernità sfrenata nell’uso dei mezzi tecnico-razionali. Distanziarsi da Nietzsche voleva dire per Heidegger prendere le distanze dal nazismo e da una “immagine del mondo” così razzista e crudamente tecnologica >>

Non sapevo che i Cristiani fossero antitecnologici, a parte qualche errore con il vecchio Pisano, che incarcerarono e fecero abiurare. Anche Francesco comunica con i Social e Radio Vaticana assieme a RadioMaria è un esempio di Potenza tecnologica difficilmente superabile nel campo delle telecomunicazioni. Ma a parte questi dettagli tecnologici, colpisce l’aggressività moralistica di Safranski contro Nietzsche, quando descrive con disprezzo, una presunta “immagine del mondo”, così razzista e tecnologica, nicciana (?), da cui Heidegger avrebbe preso le distanze anche per distanziarsi dal nazismo.

In proposito può essere utile rileggere dai frammenti Postumi, la definizione della vita esemplare secondo l’autore di Così Parlò Zarathustra:

<<La vita esemplare sta nell’amore e nell’umiltà; nella pienezza del cuore, che non esclude nemmeno il più umile; nella rinuncia formale al voler aver ragione, al difendersi, al vincere nel senso del trionfo personale; nella fede nella beatitudine qui, sulla terra, malgrado povertà, ostacolo e morte; nella riconciliazione, nell’assenza di ira, di disprezzo; nel non voler essere ricompensati; nel non essere vincolati a nessuno, nell’essere senza signori, in senso spirituale molto spirituale, in una vita molto orgogliosa, sotto la volontà di una vita grama e servizievole>> .

Comunque certamente il filosofo dell’Uomo Superiore si era intrattenuto sulla natura del Leader e sui rischi che essa comporta per il Leader e per quanti lo seguono nei partiti e nei Paesi.

Di fatto i caratteri della politica e dei politici restano uno degli aspetti meno studiati dalle scienze umane. Ciò forse è dovuto al fatto che studiare i caratteri dei politici ci riporta ai problemi della potenza e della volontà di potenza, che in qualche modo vengono rimossi per via di quel principio sociale e religioso del giusto mezzo, della moderazione, della modestia, della pace ecc.

Ma la potenza viene ammirata nell’avventura, nella guerra, nell’economia, così il conquistatore, che fosse Alessandro Magno o Napoleone, o Cristo o Galilei, o Lenin, De Gasperi o Mitterand è sempre visto con grande considerazione.

Quando ci si occupa del destino delle nazioni e dei popoli, è evidente come il destino individuale diventi secondario e messo al servizio della causa dei popoli e delle nazioni se non dell’umanità intera (ci sono ovviamente indegne eccezioni, sempre più diffuse in una gara a chi è più furbo e ricco, ma questo ovviamente non rientra nel libro d’oro degli uomini di Stato, ma prima o poi, nel libro di qualche palazzo di giustizia, fosse solo quella Divina). In questi casi le sfumature del carattere dei leader diventano decisive per le imprese che si servono e per gli stessi destini delle nazioni. Su questo tema Nietzsche ebbe a scrivere qualcosa di attuale:

E’ ben noto d’ altronde come dovunque ci sia potenza in sovrabbondanza, essa vuole conquistare: questo istinto viene chiamato amore, amore per colui su cui l’istinto conquistatore desidera scaricarsi. Il vanitoso vuole piacere, vuole essere conforme al gusto altrui: in ciò rivela la sua mancanza di forza creatrice-è “vuoto “. L’insincero, l’ipocrita teme il gusto degli altri, e così pure I’accorto, il prudente: qui il presupposto è l’assenza di energia in eccesso. Invece la leggerezza, l’ostinazione, la noncuranza la schiettezza, la precipitazione, l’imprudenza dispongono spesso di quella quantità di energia che porta a un eccesso di tensione e produce rapidamente azioni -contro ogni utilità. Di qui si spiega anche perchè la cautela dell’accortezza non sia molto ben vista presso i potenti: essere accorti è spesso un indizio di mancanza di forza. D ‘altra parte I ‘azione non accorta a volte è nobile; di qui forse anche la lode del disinteressato: il disinteressato è colui che non agisce con accortezza e con prudenza, ma come uno che trabocca -e che gli importa in quale direzione? Il calcolatore è tenuto in spregio: ma colui che calcola per il bene della collettività è ammiratissimo. Si ritiene infatti che una persona non sia “accorta” inutilmente: pensare è considerato faticoso.

Così nasce la lode della saggezza: come lode di colui che pensa molto, bene e senza fatica, calcola, soppesa, e non con accortezza finalizzata ad un utile, ma per amore della collettività, per eternare pensieri ed istituzioni. E’ qualcosa di raro!!”

Questa riflessione che viene da Nietzsche, dovrebbè stimolare maggiori riflessioni sul problema del carattere dei Leader, in quanto maggiore luce su questo campo potrebbe aiutarci a meglio scegliere ed a meglio aiutare i Leader, favorendo la crescita del meglio dei Leader stessi. E chissà, un giorno, anche di tutti gli uomini che potrebbero elevarsi a livelli superiori; se non tutti in molti. Il grado di sviluppo della nostra società lo consente e per i grossi problemi di armonia sociale e industriale lo richiede.

Questo è una parte del contributo di Nietzsche, al di là delle persistenti campagne di fango contro il Filosofo tedesco, su cui ci sarà da riflettere in quanto sono sintomo di una febbre che alligna in parte dell’intellighenzia moderna, portandoci ancora a confrontarci con i vari integralismi e le loro verità, che tornano a scontrarsi come ai vecchi tempi, a furor di guerre sante, più o meno interessate e interessanti, che insanguinano le citta da New York a Bengasi, da Kirkuk ad Aleppo, da Nizza a Londra, da San Pietroburgo a Parigi, ecc. C’è di che meditare e ragionare in modo libero e veritiero, se si vuole servire il Dio o chi per lui, che tutti dicono di volere servire, come, più o meno, umili servitori nella vigna del Signore.

Vincenzo Valenzi

Vincenzo Valenzi

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