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Lo mandano a scaldarsi ma De Rossi si infuria: “C…. entro a fare io?”

Ma non ci sta !!! E reagisce indicando il compagno di squadra Lorenzo Insigne: “Porca m… dovemo vince, non dovemo pareggià”

Il labiale di Daniele De Rossi è fin troppo chiaro. La rabbia pure.

Nella notte del Mondiale sfumato per la Nazionale, la reazione del giocatore della Roma alla chiamata in campo è sintomatica e fa il giro del web.

Daniele De Rossi, titolare all’andata in Svezia dove fu sfortunato protagonista sul gol  di qualificazione, parte dalla panchina.

A un certo punto, nel secondo tempo, viene invitato a scaldarsi. E reagisce così indicando il compagno di squadra Lorenzo Insigne: “Porca m… dovemo vince, non dovemo pareggià”.

A fine partita il calciatore ha dichiarato:

“Forse è brutto da vedere e se qualcuno si è offeso mi dispiace. In panchina la partita si viveva come in campo. Ma sono cose che succedono, che senatori come me a volte dicono. È stato un semplice scambio di opinioni, ma nulla più…”.

Quando Renzi disse a Putin: “Vinciamo i mondiali in Russia”

L’ex premier all’Expo si sbilanciò (troppo presto) sul risultato dei mondiali in Russia. E dopo l’eliminazione dell’Italia, i social si scatenano.

Ricordate gli sms agli atleti italiani impegnati alle Olimpiadi in Brasile? Oppure la finale di volley sempre a Rio?

O ancora l’elezione di Donald Trump al posto della preferita Hillary Clinton?

Che Matteo Renzi ce l’abbia con i “gufi” della politica è cosa nota, ma anche lui in quanto a “gufate” sembra non scherzare. O almeno la pensano così gli italiani appassionati di web, soprattutto dopo l’eliminazione dell’Italia dal mondiale di Russia.

Erano i primi giorni dell’olimpiade in Sud America quando Rossella Fiammingo conquistò la qualificazione alla finale nella spada femminile individuale.

Poteva essere la 200esima medaglia d’oro della storia italiana e Renzi non voleva certo perdere l’occasione di presenziare da capo del Governo al trionfo tricolore.

Per incoraggiare l’atleta, l’ex premier le inviò degli sms che le misero “ansia”.

Si sa come è andata a finire: la Fiammingo perde la finale e il popolo del web comincia a accusare il primo ministro di portare “sfiga”.

Tesi “supportata” dal fatto che nel volo di ritorno nel Belpaese, Renzi ospitò a bordo un’altra grande “delusione” olimpica, quel Vincenzo Nibali infortunatosi durante la gara ciclistica.

Ma che sfiga, signor Matteo.

L’accusa di portare “jella” Renzi se l’è stampata addosso per un po’, almeno finché è rimasto seduto a Palazzo Chigi.

 Per la finale dell’Italvolley di Rio, stesso copione: l’ex premier doveva partecipare ad un’intervista alla Versiliana, ma la rinviò per non perdersi la diretta tv delle schiacciate di Ivan Zaytsev e compagni. Risultato: vittoria su tutta la linea del Brasile e altra delusione d’argento.

Non passa molto tempo e l’ex sindaco di Firenze si trova di fronte alla sfida elettorale tra Donald Trump e Hillary Clinton.

In una e-news delle sue, Renzi citò un film di Mario Monicelli e, riguardo al futuro Presidente Usa, scrisse: “Noi… speriamo che sia femmina”.

Purtroppo per lui non andò così e anche in quel caso la Rete non perdonò la profezia (errata) del principe di Rignano.

Non basta? No.

In un Paese che vive di calcio (e si dispera per esso), la scaramanzia è tutto. Mai dire gatto finché non ce l’hai nel sacco.

Renzi, per evitare (infondate) accuse, dovrebbe ricordarselo e smettere di “gufare” a più non posso.

Il web non perdona. Durante l’incontro con Vladimir Putin all’Expo 2015 di Milano, infatti, l’ex premier si sbilanciò sul risultato finale del Campionato del Mondo: “Noi vogliamo vincere il mondiale in Russia”, disse di fronte al Presidente russo.

Allora provocò risate, oggi in molti riguardano il video, e pensano alla clamorosa eliminazione dell’Italia e si mangiano le mani. Ma che jella, signor Matteo!

E POI…arriva un’altra polemica, ben più realistica, a mio avviso:

“Troppi calciatori stranieri nel calcio italiano”. E il flop diventa un caso politico Tavecchio e Ventura sul banco degli imputati. Salvini e Meloni:

“Troppi stranieri in campo”. E Renzi sbotta: “Sciacalli”

Sono in molti a puntare il dito contro l’eccessivo numero di calciatori stranieri nel nostro campionato.

E Il day after della sconfitta porta in campo anche la politica.

La delusione dell’essere usciti dalla corsa al mondiale brucia tutti.

Qui ci sta  bene la famosa frase di Winston Churchill : “Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio.”

E ognuno cerca di interrogarsi sulle reali cause di questo fallimento.

“Forse è la più grande catastrofe sportiva italiana degli ultimi 60 anni, che non può essere scaricata solo sul commissario tecnico”, commenta Walter Veltroni a Radio Anch’io.
Per molti politici del centrodestra il problema è tutt’altro: le squadre investono solo su calciatori stranieri e dimenticano quelli italiani.

“Basta con l’infornata di stranieri secondo il principio che il primo che arriva si prende perché costa poco”, sbotta Matteo Salvini proponendo di dare “il 20% dei fondi dei diritti tv a chi valorizza i nostri ragazzi che arrivano dalle giovanili”. Della stessa idea anche Giorgia Meloni.

“Nel calcio come in altri ambiti se ti concentri solo sugli stranieri e non investi sul vivaio italiano questo è il risultato – spiega la leader di Fratelli d’Italia ai microfoni di di Rtl 102.5 – se il calcio italiano non impara che deve investire sui giovani italiani, sul vivaio, sullo sport, obbiettivamente non cambierà niente”.

Le parole del centrodestra scoperchiano il vaso di Pandora.

Ed è Matteo Renzi il primo ad attaccare sul fronte del confronto politico. “È uno sciacallo. Chi conosce il calcio sa che gli argomenti di Salvini sono ridicoli”, tuona il segretario piddì senza, però, nascondere che quella di ieri è stata una “sberla enorme” che deve imporre “a tutto il movimento calcistico una riflessione”, a partire da Tavecchio e dal ct Gian Piero Ventura.

Ma nessuno dice che tutto ciò in fondo è quello che siamo diventati, gente a cui hanno strappato il futuro.

No, non è certo questa l’apocalisse.

Non lo è la maschera messa e poi buttata via di Bonucci, il quasi palo in mezza acrobazia di Florenzi, le sostituzioni confuse, imprecare per i rigori non dati, quel tempo che scorre senza che accada nulla.

Non lo è la sventura di un uomo seduto su una panchina troppo grande per lui.

Chi se ne frega del calcio … Solo che il pallone è uno specchio.

È una sfera che guardi e in cui ti riconosci.

Vedi quello che sei, come PAESE, come individui, come qualcosa che assomiglia a un POPOLO.

Te lo ricordi quel luglio del 1982?

L’urlo di Tardelli al Bernabeu era un sentimento che passava di bocca in bocca come una liberazione, con la rabbia di chi voleva scacciare via angosce, piombo e paure, per sentirsi leggero, ottimista, per uscire fuori di casa senza scannarsi tra rossi e neri, senza ideologie, senza sangue, senza rivoluzioni.

Te la ricordi l’estate del 2006 ?

L’ultima prima di questa crisi senza orizzonti, quando in pochi avrebbero pensato che ci si può abituare a tutto : al terrore islamico e quotidiano, alla pensione da moribondi, ai figli senza lavoro, alle clausole di salvaguardia, allo spread da bar, a una vita da facebook e a tirare a campare.

E adesso pensa alla prossima estate.

Non c’è neppure quel mese ogni quattro anni che ti regala una scommessa, un’illusione, una cavolo di speranza, un segno del destino.

Questa volta non c’è uno stellone che ti salva, non c’è il genio improvviso, non c’è quell’abitudine a cavarsela che straluna i tedeschi e fa girare le palle ai francesi.

Niente, neppure una magia sporca e di sponda, solo il vuoto e la rassegnazione.

Sono mesi che si sta lì a dire che non è verosimile un mondiale di calcio senza l’Italia.

Ce ne saranno altre di cadute. In Sudafrica e in Brasile, per esempio. Ma almeno uno spicchio di speranza lo abbiamo visto. Quelle notti erano meno scure.

Ora il paese ha perso il suo cuore azzurro.

Quell’azzurro tenebra era comunque azzurro.

Forse è questa allora la differenza.

In questa notte è mancato l’azzurro.

Non c’è più, svanito, evaporato, sbiadito. Non ci crediamo più.

L’Italia è un’espressione geografica, qualcosa su cui non conviene scommettere, perché non si sa neppure bene cosa sia.

È un battello alla deriva, dove ognuno pensa ai fatti suoi, dove non ti puoi fidare né dei ladri e né di chi grida onestà.

È un vuoto a perdere. È vero.

Non andare al mondiale non è certo l’apocalisse, ma vale come una premonizione: di questo passo ci aspettano altri anni di purgatorio.

E come diceva Nanni Moretti : “Continuiamo così, facciamoci del male”

Nicole Dark

Fonti: Il Giornale. it

Nicole Dark

Autrice di " L'ospite silenzioso" in tutti i negozi ebook " Il giardino di Milde" su Amazon e 5 thriller inediti.

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